Poesie

VALORE DI UN SORRISO
Donare un sorriso
rende felice il cuore.
Arricchisce chi lo riceve
senza impoverire chi lo dona.
Non dura che un istante
ma il suo ricordo rimane a lungo.
Nessuno è così ricco
da poterne fare a meno
né così povero da non poterlo donare.
Il sorriso crea gioia in famiglia
dà sostegno nel lavoro
ed è segno tangibile di amicizia.
Un sorriso dona sollievo a chi è stanco
rinnova il coraggio nelle prove
e nella tristezza è medicina.
E se poi incontri chi non te lo offre
sii generoso e porgili il tuo:
nessuno ha tanto bisogno di un sorriso
come colui che non sa darlo.
 
                                       P. Faber
LOMBRA DELLA SERA ( a Colle )
 
Quando il sole tramonta piano piano
dietro i lievi pendii del Montalbano
un velo dombra scende mano a mano.
 
Mentre i grilli cominciano a cantare
e mi siedo guardando a meditare,
lenta, lombra continua ad avanzare
e a poco a poco silenziosa e scura
va ricoprendo tutta la pianura.
 
Finché tutto è nell’ombra,
 anche Monte Morello,
ma solitario e lieve in cima a quello
un bianco nembo sta cangiando in giallo.
 
Ecco che un’altro giorno è già passato
e ringraziamo Iddio che ce l’ha dato
sulle nostre colline così belle
fra poco brilleran le prime stelle
                                                                                                                 Gianfranco  Gaggioli

E’ quasi buio

 

 

E’ quasi buio

le ombre già

risucchiate son

dai nostri corpi.

 

Odo, fuori nel freddo,

la voce di un fanciullo provenir

dall’argilloso spaccato prato,

urlar verso qualcuno.

 

Arida terra che il mio studio affianca.

Così, rinsecchita

come vecchia sposa,

greve s'adagia.

 

M’incupisce quella giovane voce,

quel tono stridulo;

per di lui - la paura

di me s’impossessa.

 

In questo luogo

frammista

n'è la pena

alla speranza breve.

 

Ove sui macchiati muri, piene di vergogna par

come in castigo, vi volgon la faccia

le mie dipinte tele e, più che fuori,

il freddo nascer sembra da queste stanze.

 

L’urlo del fanciullo s’allontana,

si placa, ora è cheto!

Ormai il nero manto del cielo

ha tutte le cose avvolto.

 

                  Mario Guarducci

 

 

 

Campagna

 

Mi sono perso in campagne senza tempo,

dove alberi rosso sangue offuscavano

il mio cammino

e tiepidi nebbie annullavano

quello che era intorno a me.

Viottoli tortuosi

con fresche erbe

scivolavano sotto i miei piedi

bagnati di rugiada di perle,

che moltitudini di folle hanno calpestato.

                                

                            Paola Capecchi

 

 

Al cardellino

 

Ogni mattino

sulla punta di un pino

si posa un cardellino.

Ha le piume gialle come il canarino,

il suo canto è delicato, quasi come l’usignolo.

Il vento capriccioso si diverte a soffiare

proprio in quella direzione.

Aggrappato alla vetta

si burla di lui,

facendo l’altalena.

E’ felice e gagliardo della sua andatura;

il suo canto rallegra i cuor e lo spirito.

In estate e in primavera,

resterà sul pino a rallegrarci

o se ne andrà per altra dimora,

perché altri possan come me

per così poco

rallegrarsi ancora.

                 

                          Paola Capecchi

A mio padre … Tempo

 

Uomo tu che vivi questo spazio non tuo,

tu che vorresti sapere quale è il tuo tempo,

tu che ti illudi di essere il tempo,

conquistandolo, sai che non è.

Adesso che una mano fredda

si è posata su di te

rendendo i tuoi occhi cupi;

adesso che tu sei il tempo

e puoi innalzarti libero

nel tuo spazio che non ha spazi.

Adesso che puoi:

uomo siediti e riposa la tua stanca mente,

ora che per te il tempo non ha tempo.

                             

                                            Paola Capecchi

 

  

 

A Caterina

 

Amore che venne a me dopo così tanta pena,

la faccia rosa la pelle luminosa e chiara.

Averti appoggiata sul mio seno

quale più grande e infinito

fu per me quel tempo

così eterno e così breve.

Mai avevano visto i miei occhi

così tanta bellezza.

Profumo di fiori fosti per me a primavera,

lieta armonia il tuo respiro: Essenza divina.

Quale Dio di infinita sapienza svelò a me

il mistero della vita; viaggio immacolato di bellezza.                                                 

                                                              Paola Capecchi

A Gianna …

Il ruscello e la sposa

 

Soave i lieve mormorio di ruscello, che scivoli su ludica pietra,

pari mi sembri ad abito da sposa:

La seta scivola sui fianchi;

quale culla è il tuo grembo spumeggiante!

Il mormorio è mesto sotto voce

quasi non vorresti disturbare, la quiete e l’armonia che ti circonda.

La vita si rinnova nel tuo grembo,

e culla ti fai di mille primavere;

ma la sposa è nascosta dietro al velo:

Và ruscello e canta la tua storia, alla sposa felice,

che balla e balla ancora.

Allegre sono le voci, ma lei non sente,

l’amore sul suo viso la rende più splendente.

Adesso che i rumori si fanno cheti,

la sposa e il ruscello, volano lievi:

La seta scivola sui fianchi.

Ora tutto si fa pacato, per non sciupare quell’attimo incantato.

 

                                                            Paola Capecchi

 

 

Ottobre 2008

 

Poi da un ottobre morente

s’affacciò l’idea del bosco:

era tempo di castagne.

Un tenue stornire, un’eco diffusa

dilata la selva;

la Fonte Bettina borbotta

odora di fresco e invita:

la mano protesa fa cavo, tracanna.

Qua e là un piccolo tonfo:

è il riccio che lascia il suo cielo;

qua e là timorosa veleggia la foglia,

barcolla, poi dolce si lascia cadere:

qua e là il frutto marrone s’assomma

e ingrossa la borsa.

Improvviso riecheggia

l’eco del picchio

che batte… batte…

e m’accompagna…

 

                                    Giorgio Gradi

Aprile 2008

 

A noi la musica piace,

anzi, siamo di palato fino

e la più bella è quella del mattino,

all’alba, prima che il sole avanzi.

 

E’ lui, il merlo, quello che ci allieta:

inizia con l’accenno d’un gorgheggio

poi dispiega la voce e fa l’arpeggio

che mai lo sbaglia e sempre lo completa.

 

Cambia registro, il canto è più rotondo

si mostra bravo come l’usignolo

così riecheggia e sale su dal fondo;

canta la serenata ed è pignolo

vuol essere certo che l’amata merla,

dotta di canto, lo apprezzi al volo.

 

                               Giorgio Gradi